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  • by Cristiana Ubaldi
  • 16 Gennaio 2024
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La stimolazione ormonale dà ottimi risultati e si recuperano parecchi ovociti, in laboratorio si ottiene la tanto sperata blastocisti euploide, cioè un embrione cromosomicamente normale, che statisticamente ha il 50% delle possibilità di impiantarsi nell’utero materno e dare luogo a una gravidanza a termine. Ma l’obiettivo sfuma: il test di gravidanza delude le aspettative. Perché accade questo?

È qui che gli studi del gruppo Genera si stanno concentrando, per arrivare a dare sempre maggiori risposte e soluzioni.

Gli esperti Genera, in collaborazione con l’Università Columbia di New York, Federico II di Napoli e Juno Genetics Italia, hanno infatti pubblicato uno studio sulla rivista Human Reproduction Update, presentato anche al 39esimo congresso della Società europea di Medicina della riproduzione ed embriologia (ESHRE) che si è tenuto a Copenhagen. L’obiettivo era passare in rassegna tutti i possibili elementi che portano a un insuccesso dopo trasferimento di embrioni euploidi.

Nel tentativo di aprire la ‘black box’ dell’impianto embrionale, cioè quella scatola nera dove sono ancora oggi custodite queste domande senza una risposta, i nostri ricercatori si sono avventurati tra migliaia di lavori presenti nella letteratura scientifica, cercando di fissare quali sono i principali motivi di fallimento, per consentire alla ricerca di proseguire su questa strada e guadagnare sempre più terreno in un ambito che rimane, per sua natura, misterioso e spesso inspiegabile.

“Oggi il traguardo massimo che siamo in grado di superare – spiega Laura Rienzi, direttore scientifico del gruppo Genera – è arrivare a coltivare gli embrioni a blastocisti e procedere con il test genetico pre-impianto: un embrione euploide ha fra il 45 e il 65% di chance di essere un bambino sano che nasce. Ma c’è un 35-55% di embrioni euploidi che non si impianta. Questo range di non impianto è la ‘scatola nera’. Per cercare di aprirla e di descriverne il contenuto abbiamo passato in rassegna tutti i lavori precedenti che avevano investigato i fattori associati al fallimento di impianto di embrioni euploidi. In tutto, abbiamo screenato oltre 1.600 studi e ne abbiamo individuati 416 che rientravano nei parametri di valutazione attendibili per rispondere a questa domanda”.

Questi 416 studi sono stati divisi a seconda di quale fattore andassero ad approfondire: embrionale (es. la velocità di sviluppo, la qualità morfologica), materno (es. fattore endometriale, uterino, anamnestico, ormonale, nutrizionale), paterno (es. qualità del seme, età dell’uomo e frammentazione del DNA spermatico), clinico (es. protocolli di stimolazione ormonale, protocolli di preparazione al transfer) e di laboratorio (es. tecniche di coltura, protocolli di manipolazione). Tutto questo materiale è stato analizzato statisticamente e sono emerse alcune associazioni: “Sono state individuate diverse caratteristiche – spiega Danilo Cimadomo, responsabile Scienza e Ricerca del gruppo Genera – che hanno una maggiore influenza sul mancato impianto: a livello dell’embrione, una scarsa qualità del trofoectoderma o della blastocisti in toto, e uno sviluppo più lento; anche in presenza di blastocisti euploide, in donne ‘over 38’ si ha una lieve ma significativa riduzione del tasso di successo; un’esperienza pregressa di fallimento d’impianto; l’obesità (BMI oltre 30). Nulla è emerso a livello di fattore maschile, mentre dal punto di vista clinico: nel contesto della diagnosi pre-impianto, è apparso meglio congelare l’embrione piuttosto che allungare di un giorno la coltura in attesa dell’esito diagnostico per eseguire il transfer a fresco. Ancora, una tecnica di biopsia meno invasiva che non prevede la rimozione dell’embrione dall’incubatore in terza giornata di coltura, è apparsa associata con migliori risultati in termini di gravidanza. Questi – evidenzia l’esperto – sono i fattori che sono risultati significativi al fine di comprendere il perché di un fallimento: da domani, qualora si voglia investigare ulteriori fattori associati con il mancato impianto degli embrioni euploidi, non si potrà prescindere dal controllare prima per questi elementi. Inoltre, questo studio sarà anche molto utile ai fini del counseling alle coppie, che potranno essere consigliate ancora meglio dagli specialisti”.

Per leggere l’abstract dello studio clicca QUI  

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