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  • by Cristiana Ubaldi
  • 5 Ottobre 2023
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Le nuove possibilità terapeutiche e il ruolo della Diagnosi Genetica Preimpianto nelle pazienti con età riproduttiva avanzata (40 anni ed oltre), sono il focus della 6° conferenza online “Una gravidanza dopo i 40” alla quale hanno partecipato il Dr. Gianluca Gennarelli (Responsabile del trattamento di PMA del centro Genera Livet Torino, consulente esterno) e il Responsabile Ricerca e Sviluppo del gruppo Genera Danilo Cimadomo con due relazioni dai titoli rispettivamente “Riserva ovarica, età e IVF” e “Diagnosi preimpianto. Ruolo nel trattamento delle pazienti di oltre 40 anni o comunque con bassa riserva ovarica”.

Il Dr. Cimadomo ha parlato dell’importanza della Diagnosi Genetica pre-impianto nel trattamento delle pazienti di oltre 40 anni (o comunque con bassa riserva ovarica), per informare la coppia sullo stato cromosomico aneuploide degli embrioni prodotti in un ciclo di PMA. “Questi embrioni”, infatti, ha sottolineato l’esperto, “sono la principale causa di fallimento di impianto, aborto e sindromi cromosomiche”.

Il Dr. Gennarelli, invece, ha sottolineato, prima di tutto, il costante aumento in Italia della percentuale di donne in età riproduttiva avanzata (dai 35 anni in su) che afferiscono ad un centro di Medicina della Riproduzione (nel 2020 circa il 70%). Inoltre l’esperto ha precisato come sia noto “che l’età della donna rappresenti il fattore maggiormente correlato al successo riproduttivo (sia in ambito di fecondazione naturale, sia in ambito di fecondazione assistita) e che il numero di ovociti recuperati dopo una stimolazione ovarica si colleghi positivamente con la probabilità di gravidanza”. Questa variabile, poi – continua il ginecologo – “è associata a sua volta alla riserva ovarica, cioè al numero di ovociti presumibilmente ancora presenti nelle ovaie in un determinato momento della vita della donna. La riserva ovarica (oggi essenzialmente valutata attraverso la conta dei follicoli antrali e/o la valutazione dei valori di ormone antimulleriano circolante (AMH)) è soggetta anch’essa a riduzione con l’età, ma esiste un’ampia variabilità da donna a donna”. In genere – precisa il Dr. Gennarelli – “età e riserva ovarica vengono utilizzati come elementi prognostici in ambito riproduttivo. Ad oggi, il valore dei parametri di riserva ovarica (in particolare AMH) sono considerati indicatori quantitativi (predittivi del numero di ovociti recuperabili). Nel corso degli anni, però, sono emerse evidenze, più o meno verificate, della potenziale valenza qualitativa. In altre parole, un valore elevato di AMH non corrisponderebbe solamente ad un recupero ovocitario ottimale, ma indicherebbe anche una maggior potenzialità di successo per ovocita. “Tuttavia – conclude l’esperto – i dati della letteratura sono contrastanti”.

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